Intervista a Ugo Calvaruso, Managing Director Innovazione e Apprendimento
La qualificazione per Fondimpresa è, formalmente, la condizione necessaria per poter presentare progetti sul Conto di Sistema. Un meccanismo pensato per garantire trasparenza, qualità e controllo sull’uso delle risorse pubbliche. Nel 2021, questo impianto si è evoluto con la pubblicazione della Prassi UNI/PdR 116:2021, che definisce profili professionali e competenze per chi opera nella formazione continua.
Con la proroga del Regolamento al 31 luglio 2026, si consolida un quadro di riferimento già in essere. La fase che si apre non modifica le regole operative, ma offre un’occasione per leggere la qualificazione come leva di crescita: per gli enti che scelgono di investire nel confronto, nella pubblicazione di buone pratiche, nella valorizzazione della propria professionalità.
Non tutti lo fanno, né è obbligatorio farlo. Ma c’è chi lo sceglie. E lo fa insieme ad altri.
Ne abbiamo parlato con Ugo Calvaruso, Managing Director di Innovazione e Apprendimento, che dal 2025 guida uno dei principali percorsi di accompagnamento per enti proponenti.
Cosa ha rappresentato, secondo Lei, finora la qualificazione per Fondimpresa?
Le interpretazioni sono state diverse. Per alcuni, la qualificazione ha assunto una forma prevalentemente tecnica: una condizione da rispettare per accedere agli Avvisi. Per altri, ha rappresentato un’occasione per rafforzare la qualità dell’offerta formativa e posizionarsi in modo più autorevole nel sistema.
L’introduzione della Prassi UNI/PdR 116:2021 ha contribuito, in ogni caso, a dare maggiore struttura e riconoscimento al lavoro degli operatori della formazione continua. È un passo importante, perché prova a definire con maggiore precisione profili, competenze e responsabilità. Ma la Prassi, da sola, non basta: è nel modo in cui la si interpreta e la si applica che si gioca il vero valore.
E voi, come l’avete interpretata in questi anni?
Dal 2018 abbiamo sviluppato un percorso di qualificazione per fondimpresa che non si limita agli adempimenti. Abbiamo costruito uno spazio condiviso — che chiamiamo community — che consente a chi lo desidera di confrontarsi, di pubblicare idee e soluzioni, di sviluppare consapevolezza e visione.
Oggi oltre 250 enti hanno scelto noi. Hanno scelto di partecipare a questa rete. Alcuni in modo continuativo, altri in modo più episodico. Ciò che proponiamo è un metodo: modulare, flessibile, aperto. Un approccio che permette di rispondere alla Prassi UNI-Fondimpresa valorizzando la propria professionalità, anche attraverso strumenti come le challenge, i laboratori tematici, i momenti di confronto tecnico e strategico. L’idea di fondo è tenere aperto uno spazio di aggiornamento e condivisione continua, in cui ciascun professionista possa decidere come e quanto partecipare, in base alle proprie esigenze e prospettive.
E cosa accadrà nel 2026, nel vostro percorso?
Continueremo a sostenere enti e professionisti nel cammino della qualificazione. Il 2026 sarà un anno di transizione: il Regolamento attuale è stato prorogato, e la Prassi UNI/PdR 116:2021 potrebbe essere oggetto di aggiornamento. In questo scenario, vogliamo rafforzare tre direttrici: aggiornamento continuo, costruzione di relazioni professionali e co-progettazione.
Non ci sarà un tour itinerante come nel 2025, ma torneranno con forza le challenge, i contenuti formativi on demand, e alcuni momenti chiave all’interno del Net Forum. In quelle occasioni porteremo la voce delle agenzie formative, e la metteremo a confronto con istituzioni e stakeholder nazionali, in un dialogo che speriamo sempre più orientato al miglioramento del sistema.
Un’ultima domanda: perché insistete tanto sulla parola “community”?
Per alcuni può suonare come un termine “usurato”. Forse anche un po’ “abusato”. Ma per noi resta centrale. Le tecnologie digitali, oggi, permettono di apprendere ovunque e in ogni momento, ma rischiano di rendere l’esperienza formativa solitaria e autoreferenziale. La community — intesa come spazio professionale aperto — restituisce senso all’esperienza: stimola l’interazione, valorizza il confronto tra pari, permette di crescere insieme.
Non basta accedere a un e-learning o scaricare materiali: serve scegliere di mettersi in gioco, insieme, per migliorare il settore in cui operiamo. Senza nasconderci che, sì, siamo anche competitor. Ma in un mercato ancora tutto da esplorare, la collaborazione può diventare leva competitiva.
La nostra esperienza ci dice che quando si condividono pratiche, si costruiscono legami professionali, e si affrontano problemi reali insieme, la qualità cresce davvero. Non si tratta di sostituire le norme, ma di viverle in modo più consapevole. E forse, anche, di contribuire a migliorarle.